Tra due mesi saremo al voto, ci aspetta la solita campagna elettorale (breve per fortuna) e un dubbio mi assale: il voto degli italiano all’estero io mica l’ho capito bene…
Fonte: La Repubblica 07 /02/2008 - Belpaese - E Pallaro guarda a Silvio - Alessandra Longo “
E’ tornato in Argentina, a Buenos Aires, a godersi il clima, minima 24, massima 33.
“El Senador” Luigi Pallaro non è più l’ago della bilancia del centrosinistra. L’esperienza è finita ma lui non molla, si è divertito troppo:”Mi ricandiderò anche perchè sono soddisfatto.Con il governo Prodi abbiamo ottenuto molte cose, le promesse che ci hanno fatto le hanno mantenute.[...] E chiarisce che comunque:”Se dovesse vincere Berlusconi, io darò fiducia al Cavaliere. L’ho sempre detto: per uno come me, non ha senso l’opposizione, io sto dalla parte di chi va al Governo, devo portare a casa risultati” !!! “
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Fonte: www.italiaestera.net
“Presentare a Roma gli italiani nel mondo sembra facile ma non lo é tanto anche se siamo stati fortunati – ha detto Pallaro - perchè la presenza di un indipendente al Senato (158 di opposizione e 159 nel governo) è una cosa non normale, anzi un’anormalitá di cui la persona che ha questo ruolo indipendente ha un certo peso“. A questo punto il Senatore padovano, nato il 27 giugno 1926 a San Giorgio in Bosco, ha anche fatto riferimento alla polemica scoppiata nel marzo scorso a proposito dei commenti di Sergio Romano, ex ambasciatore e adesso giornalista del Corriere della Sera, sulla questione degli italiani all’estero. “Avete letto sui giornali a Sergio Romano, ex ambasciatore che dovrebbe avere una conoscenza sugli italiani nel mondo molto profonda, che continua a chiedersi perché dobbiamo andare a Roma se non paghiamo le tasse”. Il Senatore Pallaro ha inviato a Sergio Romano un libro, curato dallo storico argentino Fernando Devoto, dedicato alla storia dei 125 anni di storia della Camera di Commercio italiana di Buenos Aires appena pubblicato e che si presenterá il 18 aprile al Senato italiano con la presenza del Presidente del Senato “perchè prenda atto della realtá italiana nella Repubblica Argentina a partire dal 1710. Ho anche detto a Romano, vedi tu parli sempre che noi non paghiamo le tasse, ma chi l’ha detto? Nei primi dieci anni dopo la Seconda Guerra gli italiani all’estero hanno inviato in Italia 30 mila milioni di dollari in rimesse.L’Italia é riuscita ad avere soldi dopo la Guerra grazie agli emigrati” Pallaro si é dimostrato molto preoccupato a Roma ed é per quello che dice che deve parlare “perchè se un giornalista scrive quello, la maggior parte degli italiani crederanno che sia cosí e cosí non é stato“.Insomma, ha concluso Pallaro, “abbiamo ancora un mucchio di cose da fare in questi prossimi quattro anni.Molti parlano della crisi del governo, ma questo governo durerá i suoi cinque anni. Se ci fosse la crisi, cade il governo e se ne fa un altro ma se cade il governo sarebbe un errore madornale. È bene portar a termine questo governo perchè non si sa se ci saranno nuove elezioni. Cosa succederá con il mondo degli italiani all’estero. Qualche cosa di sicuro cambierá”.
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Fonte: http://www.corrierecaraibi.com
Pallaro è una vergogna per gli italiani all’estero!
di Ricky Filosa
08.03.07 - “Sen. Luigi Pallaro, indipendente da tutti: anche dagli italiani che lo hanno votato. Di un portabandiera così, sinceramente, non sappiamo che farcene.”
Ho sempre ritenuto Luciano Gonella, direttore de “L’ Ora di Ottawa”, un grande giornalista ed una persona che non ha paura di dire ciò che pensa. Ce lo ricordiamo tutti il suo articolo in cui denunciava alcune frasi non proprio decorose, pronunciate dal sottosegretario agli esteri Bobo Craxi contro i parlamentari italo-stranieri e, di conseguenza, contro tutti gli italiani nel mondo.
Oggi, 2 marzo 2007, leggo sulle agenzie di stampa che Gonnella dice “bravo” a Pallaro: “Grazie a te, in Italia cominciano a conoscerci”. Sì, e ad odiarci, aggiungerei io. Caro Gonella, da dove arriva la tua riflessione? Questo tuo applauso a Pallaro dovresti spiegarlo e giustificarlo un po’ meglio, perchè non è chiaro. Non basta essere indecisi fra il “sì” e il “no” per difendere gli interessi degli italiani nel mondo; non basta dichiararsi indipendente nel nome di una presunta coerenza politica, per far bene agli italiani d’ Italia. Se è vero - come è vero, purtroppo - che chi vive nello Stivale l’ unico parlamentare eletto all’ estero che ha imparato a conoscere, nel bene e nel male, è Luigi Pallaro,…beh, allora non sorprendiamoci se prima o poi il sistema Italia farà volentieri a meno dei nostri 18.
Pallaro si sta facendo conoscere per quello che è: un opportunista, un quaquaraqua, un uomo senza onore nè midollo spinale.
Agli italiani questo tipo di persone, non piacciono. Vogliamo vedere politici decisi, autorevoli, fermi nelle loro idee e nelle loro convinzioni, no pronti a passare da una parte all’ altra, a seconda di ciò che conviene alle loro tasche.
No, Gonella, mi spiace: questa volta non sono d’ accordo con te, e sono sicuro che non lo sono nè gli italiani nel mondo nè quelli residenti nei confini del BelPaese. Credo che chi fa informazione seria debba invece unirsi nella lotta all’ ipocrisia politica che personaggi come Pallaro - o Follini - rappresentano.
Mi chiedo se Gonella ha letto la prima pagina de “L’ Italiano”, proprio lo scorso venerdì. Il Presidente argentino in persona avrebbe chiamato Pallaro per persuaderlo a non votare contro il governo. Ragazzi, vi rendete conto? Siamo tutti sotto ricatto, per un senatore che ha ottant’ anni suonati, ha imprese in Argentina che fatturano milioni di euro ogni mese, pretende di venire in Italia a fare il bello ed il cattivo tempo, e non sa rispondere a tono a chi di dovere, perchè magari ha paura che il governo argentino gli chiuda qualcuna delle sue imprese. Di un portabandiera così, sinceramente, non sappiamo che farcene.
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Fonte: http://www.mclink.it/com
Lettere al Corriere della Sera: Sergio Romano risponde a due italiani all’estero
Elettori italiani all’estero: ragioni di una legge sbagliata.
ROMA – Sul Corriere della Sera, Sergio Romano ha risposto alle lettere di due connazionali all’estero (v. Forum - Lettere al Corriere del 14 maggio 2007).
Nella prima lettera si legge: “Come italiano residente all’estero da tanti anni penso sia mio dovere far conoscere il mio pensiero sul risultato delle elezioni politiche in Italia e sugli italiani che vivono nel mondo e che stanno tanto a cuore al ministro Tremaglia. Buona parte degli italiani residenti all’estero sono sposati con donne dei Paesi ospiti e quindi hanno figli che non conoscono neanche una parola della nostra bella lingua. Una buona percentuale di quei figli non ha alcun interesse per il nostro Paese e per i luoghi di provenienza dei padri. Questa è l’amara realtà che Tremaglia avrebbe dovuto ben comprendere durante i suoi frequenti viaggi nei Paesi europei e d’Oltreoceano. Se padri e figli hanno qualche interesse per l’Italia è solo per tre ragioni: pensione, cittadinanza, eredità. Quel diritto di voto concesso agli italiani che vivono nel mondo non doveva essere approvato dal governo Berlusconi; doveva essere dato soltanto a coloro che hanno la residenza in patria e che pagano le tasse” (Pasquale Marini) .
Nella seconda: “Sono un medico italiano che lavora all’estero. È vero, non pago le tasse in Italia, ne pago molte di più in Francia dove a me si applica il principio ‘taxation without representation’. E se avessi un lavoro decente in Italia sarei felicissimo di tornare a casa mia. Seguo i tg e i giornali italiani più di molti italiani e pago l’iscrizione all’ordine dei medici di Napoli. Per fortuna ora ho potuto votare”.(Paolo Antinozzi)
Ed ecco la risposta di Sergio Romano, apparsa sotto il titolo “Elettori italiani all’estero: ragioni di una legge sbagliata”.
“A prima vista le vostre lettere sembrano esprimere punti di vista opposti. Lei, Marini, ritiene che una buona parte degli italiani all’estero abbia perduto i propri legami con il Paese d’origine e che non dovrebbe godere quindi del diritto di voto. Lei, Antinozzi, sostiene di avere mantenuto stretti rapporti con l’Italia ed è felice di potere partecipare alle elezioni del suo Paese. Ma ciascuno di voi esprime sentimenti e convinzioni che riflettono la diversa composizione delle comunità italiane all’estero. Esistono uomini e donne, soprattutto in Europa e in Africa, che non hanno mai considerato la loro partenza come un distacco definitivo. E ne esistono altri, soprattutto nelle Americhe e in Australia, che hanno lasciato l’Italia da più di una generazione, hanno acquistato un’altra cittadinanza, hanno creato altrove il centro dei loro interessi e dei loro affetti. Molti Paesi europei, nelle loro leggi elettorali, tengono conto di questa distinzione e concedono il diritto di voto soltanto alla prima categoria. Da noi invece, con un discutibile criterio nazional-populista, le due categorie sono state unificate e, per di più, gli italiani di vecchia emigrazione sono stati incoraggiati a recuperare la nazionalità perduta. La legge 91 del 5 febbraio 1992 prevede infatti che la cittadinanza, in alcune circostanze, possa essere concessa “allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita”. Molti, comprensibilmente, ne hanno approfittato e hanno chiesto il passaporto italiano per viaggiare più facilmente in Europa o disporre di una via di uscita nella eventualità di una crisi economica del Paese in cui vivono. Il risultato è un numero di potenziali elettori italiani all’estero che ammonta, grosso modo, a quattro milioni. Se la legge li avesse autorizzati a votare per corrispondenza nelle circoscrizioni elettorali in cui le loro famiglie avevano abitato prima della partenza, le loro intenzioni avrebbero forse profondamente alterato, contro le preferenze degli elettori residenti, il risultato finale. Fu questa la ragione per cui venne deciso, con una formula alquanto tortuosa, la creazione di grandi collegi elettorali stranieri e di assegnare agli emigrati e ai loro discendenti un numero fisso di parlamentari: 12 deputati e 6 senatori.
Con il paradossale risultato che le decisioni del Senato, dove il centrosinistra ha una minuscola maggioranza, potrebbero dipendere ora da chi vive all’estero e rappresenta elettori la cui esistenza è regolata da leggi argentine, brasiliane, australiane, non italiane. Un’ultima osservazione, caro Marini. La legge è stata tenacemente voluta da Mirko Tremaglia, ma appartiene di diritto ai due schieramenti della politica italiana. Quando venne definitivamente approvata al Senato nel dicembre del 2001, il consenso fu quasi unanime. Le cronache raccontano che Tremaglia pianse di gioia e Piero Fassino, segretario dei Ds, disse: “È la testimonianza del nostro impegno”.
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Fonte: http://www.gennarocarotenuto.it
Gli italiani che votano Italia.
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Anche le altre critiche di Sergio Romano sono irrilevanti. Quanti altri italiani votano principalmente in maniera clientelare? Milioni. Quanti hanno pagato davvero le conseguenze di avere votato Berlusconi nel 2001? Alcuni, ma non certo tutti. Quanti non si appassionano a questo bipolarismo? Troppi. Romano -e molti con lui- si scandalizza che qualche deputato possa essere eletto promettendo di creare un centro anziani a Rosario o a Stoccarda. Ma non veniamo forse da tre lustri nei quali il legame tra deputato e territorio è stato prioritario? E se tra un deputato che si batte per un cavalcavia a Mestre e un altro che vuole un pronto soccorso a Molfetta, ce n’è un terzo che si batte perché contributi regolarmente versati si convertano in pensioni in Francia o in Svizzera, cosa c’è di male? Infine: siamo certi che un italiano che si informa su Rete4 sia meglio informato di un italiano d’Australia?
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Mi arrendo, non ci capisco, non mi ci raccapezzo…
So solo che i miei figli la stanno prendendo male e non so fino a quando riuscirò a tenerli buoni…
